L’alfabetizzazione emotiva a scuola

 Perché parlare di alfabetizzazione emotiva a scuola?

L’alfabetizzazione emotiva a scuola

“… Ovviamente nessun percorso è una risposta al problema. Ma date le difficoltà che i bambini si trovano a fronteggiare, e data la speranza alimentata dai percorsi di alfabetizzazione emotiva a scuola, non dovremmo, ora più che mai, insegnare ad ogni bambino queste abilità, che sono essenziali per la vita?

 E se non ora, quando? ”  

(Goleman, 1996)

Un percorso di alfabetizzazione emotiva a scuola può essere utile per diverse motivazioni, che possono essere racchiuse in tre considerazioni principali:

  1. Le emozioni sono alla base dello sviluppo della personalità del bambino, fin dai primi momenti di vita (Winnicott, 1965; Stern, 1985; Trevarthen, 1993; Emde, 1999);
  2. Le emozioni hanno un riflesso diretto sullo stato di benessere e di salute generale (Bion, 1962; Taylor, 1997; Solano, 2001)
  3. Le emozioni svolgono un ruolo rilevante nell’ambito della socializzazione e, in sinergia con gli aspetti cognitivi e dell’apprendimento (Gordon, 1981; Denham, 1986; Saarni, 1990; Izard, 1995).

Se le emozioni rappresentano degli elementi basilari per gli scambi interpersonali sin dalla nascita, ciò significa che la capacità di gestirle e di conoscere il proprio mondo emotivo, una consapevolezza emozionale, diviene un elemento indispensabile per raggiungere uno sviluppo sociale soddisfacente nelle diverse sfere di vita e, quindi, il presupposto per un maggior benessere soggettivo e condiviso.

Soprattutto in età scolare, il fatto che sussista una buona interazione tra aspetti emotivi e sociali è di importanza cruciale per il benessere psicologico del bambino, con ampie ripercussioni sia in adolescenza che in età adulta.

Infatti, l’Intelligenza Emotiva, sembra giocare un ruolo estremamente importante sia da un punto di vista interpersonale (Petrides, Sangareau, Furnham, et al., 2006), sia da un punto di vista intrapersonale (Mavroveli et al., 2007; Rieffe, 2007).

Sebbene non esista ancora una definizione univoca, negli ultimi venti anni l’Intelligenza Emotiva è stata indagata e spiegata, in termini generali, come:

La capacità di riconoscere le emozioni proprie e altrui in modo da poter organizzare di conseguenza la propria vita e le proprie relazioni, regolando adeguatamente le proprie espressioni emotive.

(Davey, 2005)

I dati emergenti evidenziano come una buona Intelligenza Emotiva comporti esiti favorevoli in molti ambiti della vita, in particolare suggeriscono una relazione con i comportamenti pro-sociali, le relazioni positive con gli amici, la famiglia e il partner (Salovey, Mayer, Caruso e Lopes, 2001; Lopes et al., 2003, 2004; Brackett, Warner e Bosco, 2005) e un valore predittivo della devianza e di altri problemi comportamentali quali il vandalismo, il consumo di sostanze, il bullismo e i disturbi alimentari (Rubin, 1999; Trinidad e Johnson, 2001; Brackett e Mayer, 2003).

Da qui emerge la necessità di approfondire le ricerche in questo campo e di utilizzare tali conoscenze ai fini di organizzare interventi di alfabetizzazione emotiva e di prevenzione da attuarsi nelle scuole.

Proprio in un’ottica di promozione del benessere e di miglioramento della qualità della vita (anche scolastica) in particolare in età infantile, si ritiene inoltre utile spostare l’attenzione da una cultura, preponderante in molti modelli formativi e pedagogici, interessata a puntare su attività finalizzate ad incrementare in modo quasi esclusivo una maturazione cognitiva, non considerando il ruolo degli aspetti affettivi, verso una visione più globale dell’istruzione e della didattica che metta al centro dell’esperienza educativa dei bambini il tema della conoscenza affettiva ed emozionale, come motore degli apprendimenti e dell’espansione della propria personalità.

La ricerca in ambito scolastico ha approfondito anche l’Intelligenza Emotiva dei docenti nei vari ordini e gradi di scuola, evidenziando come gli insegnanti che promuovono gli scambi emozionali, incentivano l’apprendimento cooperativo e stimolano negli allievi le competenze sociali, incrementano le relazioni basate sul rispetto reciproco e sul valore delle differenze individuali (Chan e Hui, 1998; Kaufhold e Johnson, 2005; Obiakor, 2001).

Potenziare l’Intelligenza Emotiva in alcune delle sue dimensioni specifiche, come la consapevolezza emotiva, la regolazione delle emozioni, la percezione dell’esperienze emotive altrui (empatia) e la gestione delle relazioni interpersonali, enfatizza il riconoscimento del valore delle differenze individuali, incentiva l’apprendimento cooperativo in gruppo, aiuta a sviluppare competenze sociali più adeguate (Kaufhold e Johnson, 2005) e aumenta il coinvolgimento personale nel processo di apprendimento (Obiakor, 2001).

Si ipotizza, dunque, che risultati migliori si possano ottenere qualora i percorsi di alfabetizzazione emotiva vangano proposti in maniera preventiva nelle fasi precoci della scolarizzazione, così come nelle delicate fasi di passaggio da un grado di scuola all’altro, vista la necessità di adattarsi a diversi ambienti e nuove richieste (Di Fabio, 2010).

 

 

 

 

 

 

 

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