Terapia Bioenergetica

Terapia Bioenergetica

La terapia Bioenergetica: un viaggio alla scoperta di se stessi

Come afferma Alexander Lowen la terapia è un viaggio alla ricerca di se stessi. Non è un viaggio né breve né facile, non è privo di dolore e di sofferenza. La terapia può riportare indietro ad un passato dimenticato, e tale passato non era probabilmente un periodo tranquillo e sicuro, altrimenti non saremmo emersi pieni di cicatrici dalle nostre battaglie e chiusi nella corazza dell’autodifesa.

Non è un viaggio che si consiglia di fare da soli: il terapista funge da guida.

La terapia Bioenergetica può portarci più vicini alla nostra prima natura, liberando l’individuo da restrizioni e costrizioni imposte dalle condizioni della vita moderna e che procurano costantemente uno stato di stress e tensione. Il cammino attraverso la terapia può accrescere la consapevolezza di sè, promuovere l’autoespressione e diminuire l’alienazione di cui soffre la maggiorparte degli individui.

Il termine alienazione si riferisce alla condizione di “uno straniero in terra straniera”, si lotta contro una mancanza di senso che porta ad avere una scarsa autoconsapevolezza di chi siamo e di quale direzione vogliamo dare ai nostri obiettivi.

Uno dei presupposti fondanti della terapia Bioenergetica è che il cambiamento di un individuo è condizionato da cambiamenti delle funzioni corporee, più precisamente: respirazione più profonda, maggiore motilità ed espressione di sé più libera e piena.

Affinché tale cambiamento sia possibile è necessario che la terapia non si limiti a far emergere sentimenti repressi di rabbia, tristezza, paura o dolore, come avviene in un approccio puramente verbale, ma è fondamentale lavorare anche sulle tensioni muscolari generate da tali sentimenti repressi.

I comportamenti problema a scuola

I comportamenti problema a scuola

Cosa intendiamo per comportamenti problema?

I comportamenti problema a scuola

Tutti i bambini possono vivere situazioni di disagio a volte difficili da identificare, di cui l’espressione comportamentale può rappresentare solo un indicatore.

I cosiddetti “bambini difficili” rappresentano una fonte di preoccupazione per i genitori e gli insegnanti, in quanto impegnano risorse emotive e fisiche che metterebbero a dura prova il benessere psicofisico di chiunque. Questo vale sicuramente per i genitori, ma anche per le insegnanti avere a che fare con un bambino con difficoltà comportamentali può essere emotivamente frustrante se non si hanno gli strumenti adatti per agire.

Per poter agire in modo efficace è fondamentale comprendere quali sono le variabili in gioco rispetto alle risposte comportamentali ed emotive del bambino: aspetti legati alla fase di sviluppo o dell’apprendimento, della personalità o dell’ambiente in cui il bambino vive e si rapporta.

È solitamente definito “problematico” un comportamento che crea difficoltà allo sviluppo, all’apprendimento e alla socializzazione della persona in quanto è considerato pericoloso o non è accettabile dal punto di vista sociale, o viene considerato come un eccessivo impiego di energie o di tempo.

È definito problematico un comportamento che limita la libertà di espressione di un individuo o che determina una sua condotta disfunzionale.

Gli studi condotti negli ultimi decenni portano a considerare il comportamento umano attraverso l’approccio bio-psico-sociale. In base a tale modello un comportamento può essere compreso solo se osservato nei diversi contesti in cui esso si manifesta. Per cui, come si accennava precedentemente, bisognerà prendere in considerazione tutti i  fattori che ruotano intorno ad un determinato atteggiamento.

Un passo fondamentale è l’analisi del comportamento-problema che avverrà partendo da alcune considerazioni principali:

  • Il comportamento problematico è sempre veicolato da uno scopo specifico;
  • Il suo significato varia in base al contesto ed è spiegabile come una risposta funzionale a determinate circostanze ambientali;
  • L’espressione del comportamento-problema è connessa a ciò che il bambino, attraverso quel sintomo, desidera esprimere;
  • Un determinato comportamento problema può avere diverse funzioni in base al contesto in cui si manifesta.

Per cui prima di essere risolto il comportamento problematico va letto e interpretato. È necessario partire dal presupposto che l’assunzione di un determinato atteggiamento è un modo per esprimere un bisogno attraverso modalità disfunzionali perché tale bisogno non è stato visto o compreso.

L’intervento o percorso educativo sarà una diretta conseguenza delle ipotesi ricavate dall’analisi funzionale, per cui sarà necessario esaminare e lavorare sugli “antecedenti”, ovvero tutte quelle situazioni che precedono la messa in atto di quel comportamento, e/o sul comportamento stesso e/sulle conseguenze di quel comportamento. Individuare delle conseguenze stabili al comportamento, permette di comprendere qual è la possibile funzione e quindi di poter intervenire efficacemente per modificarlo.

Tra le conseguenze più frequenti bisogna considerare il riuscire ad ottenere attenzioni. Che siano attenzioni positive o negative talvolta non ha molta importanza, purché siano attenzioni da parte dell’insegnante o dei compagni. Altre conseguenze per cui il mettere in atto il comportamento problema risulta funzionale sono: interruzione dell’attività (perché noiosa o troppo complessa), uscita dall’aula, assistenza ed aiuto per lo svolgimento dei compiti.

L’analisi di questi aspetti prevede, dunque, un intervento su più livelli:

  1. Lavorare sugli antecedenti: anticipare la richiesta e indicare conseguenze positive sull’adempimento della stessa;
  2. Lavorare sul comportamento: fornire alternative di tipo comunicativo, ovvero sostituire il comportamento inadeguato con la possibilità di comunicare uno stato di malessere; fornire modelli di comportamento alternativi;
  3. Lavorare sulle conseguenze significa rinforzare tutti quei comportamenti positivi che possono sostituire quello problematico. Per comportamenti positivi intendiamo: comportamenti più adeguati al contesto sociale e più efficaci

In tutto questo avrà un ruolo fondamentale riuscire a comprendere ed accogliere le emozioni del bambino. La relazione che l’insegnante è riuscita ad instaurare con lui, al di là dei comportamenti problema, sarà il punto cardine del successo dell’intervento.

EVENTI: DAR GUSTO AL TEMPO – Percorso sensoriale attraverso il cibo

DAR GUSTOAL TEMPO

DAR GUSTO AL TEMPO

Percorso sensoriale attraverso il cibo

DAR GUSTO AL TEMPO

Quante cose facciamo con il “pilota automatico”? Spesso mangiare è una di queste.

In questo percorso viene proposta un’esperienza sensoriale volta a rivelare ai partecipanti quello che può essere uno «stile di vita arricchito», invitando a «guardare, ascoltare e sentire i sensi nascosti che ci danno informazioni sulla vita di tutti i giorni».

Il presente percorso mira a creare un tempo e uno spazio per fermarsi, osservare ed essere.

Nel corso dell’evento sarà prevista una degustazione sensoriale per mettere in gioco i cinque sensi. Gli aspetti essenziali saranno:

  • prendere contatto con la propria esperienza
  • dare spazio a noi stessi, partendo dalle sensazioni che quel cibo ci evoca

“Conosci te stesso”

Questa è la scritta che campeggiava sul pronao del tempio del Dio Apollo a Delfi e che per secoli ha influenzato i più importanti pensatori della cultura occidentale: da Socrate a Platone, da Sant’Agostino a Kant.

Si può conoscere se stessi anche attraverso il cibo? Quali sono le motivazioni più o meno chiare che ci guidano nel mangiare e quanto ne siamo poi appagati?

Anche i processi percettivi influenzano il rapporto con il cibo. Basti pensare, per esempio, alla stimolazione olfattiva e gustativa.

Il sapore delle parole e il colore dei suoni sono due esempi della contaminazione reciproca tra i sensi chiamata sinestesia. Si tratta di un fenomeno percettivo secondo cui la stimolazione di uno dei sensi (come l’olfatto) induce o attiva in maniera automatica e involontaria una percezione di tipo diverso, frutto dell’attivazione di un altro senso (per esempio la vista).

L’esperienza del sentire il cibo con consapevolezza può aiutare ad apprezzare l’importanza dell’olfatto nell’assaggio, a distinguere le sensazioni diverse dal gusto che si avvertono in bocca, non sottovalutando il tatto e la vista.

Attraverso l’osservazione, l’esplorazione e la ricerca, potremo ri-scoprire le nostre capacità visive, olfattive, gustative e tattili, affinché le sensazioni prodotte possano dare la possibilità di trasformarle in nuove conoscenze.

Comprenderemo, attraverso l’esperienza, che esiste uno stretto legame tra odori, sapori e emozioni per via della struttura cerebrale che caratterizza il sistema olfattivo e gustativo.

Vieni a scoprire un percorso nei profumi, nei suoni e nei colori del cibo in grado di stimolare i sensi e le emozioni.

CONDUCONO

Dr.ssa Benedetta Mira (Psicologa)
Dr.ssa Paola Telesforo (Psicologa)
Dr.ssa Sara Negrosini (Psicosessuologa)

QUANDO

LUNEDÌ 18 GIUGNO ORE 19.30

DOVE

AKROPOLIS – VIA S. FRANCESCO A RIPA 104

PER INFO E PRENOTAZIONI

329 7315339 – 349 7464139

 

 

L’alfabetizzazione emotiva a scuola

L'alfabetizzazione emotiva a scuola

 Perché parlare di alfabetizzazione emotiva a scuola?

L’alfabetizzazione emotiva a scuola
“… Ovviamente nessun percorso è una risposta al problema. Ma date le difficoltà che i bambini si trovano a fronteggiare, e data la speranza alimentata dai percorsi di alfabetizzazione emotiva a scuola, non dovremmo, ora più che mai, insegnare ad ogni bambino queste abilità, che sono essenziali per la vita?
 E se non ora, quando? ”  
(Goleman, 1996)
Un percorso di alfabetizzazione emotiva a scuola può essere utile per diverse motivazioni:
  1. Lo sviluppo della personalità del bambino, fin dai primi momenti di vita, dipende dal suo stato emotivo;
  2. Le emozioni sono parte del benessere e della salute generale di un individuo;
  3. Il benessere emotivo influenza la socializzazione, gli aspetti cognitivi e l’apprendimento.
Se le emozioni sono presenti sin dalla nascita significa che la capacità di gestirle e di conoscere il proprio mondo emotivo, di avere una consapevolezza emozionale,  risulta indispensabile anche per  lo sviluppo sociale.
Il benessere psicologico del bambino ha conseguenze sia in adolescenza che in età adulta.
L’Intelligenza Emotiva è stata definita come:

La capacità di riconoscere le emozioni proprie e altrui in modo da poter organizzare di conseguenza la propria vita e le proprie relazioni, regolando adeguatamente le proprie espressioni emotive.

(Davey, 2005)

Una buona Intelligenza Emotiva influenza molti ambiti della vita, in particolare favorisce i comportamenti pro-sociali, cioè le relazioni positive con gli amici, la famiglia e in età adulta con il partner.
L’Intelligenza emotiva aiuta a prevenire problemi comportamentali quali il vandalismo, il consumo di sostanze, il bullismo e i disturbi alimentari.
Da qui emerge la necessità di approfondire le ricerche in questo campo e di organizzare percorsi di alfabetizzazione emotiva nelle scuole.
Proprio in un’ottica di promozione del benessere e di miglioramento della qualità della vita è necessario considerare il ruolo degli aspetti affettivi nella scuola.
In un mondo ideale la didattica deve mettere al centro dell’esperienza educativa dei bambini la consapevolezza emotiva, come motore degli apprendimenti e dell’espansione della propria personalità.
La ricerca in ambito scolastico ha approfondito anche l’Intelligenza Emotiva dei docenti.
Gli studi mostrano che gli insegnanti che promuovono gli scambi emozionali, incentivano l’apprendimento cooperativo e stimolano negli allievi le competenze sociali, favoriscono il rispetto dell’altro e valorizzano la diversità.

Potenziare l’Intelligenza Emotiva significa lavorare su alcuni aspetti:

  • la consapevolezza emotiva,

  • la regolazione delle emozioni,

  • la percezione dell’esperienze emotive altrui (empatia)

  • la gestione delle relazioni interpersonali

I percorsi di alfabetizzazione emotiva dovrebbero essere progettati all’interno delle scuole.
Gli istituti scolastici dovrebbero proporli, in collaborazione con uno psicologo, come azione preventiva, già nelle fasi precoci della scolarizzazione.
Anche nelle delicate fasi di passaggio da un grado di scuola all’altro, vista la necessità di adattarsi a diversi ambienti e nuove richieste, è fondamentale sostenere i bambini/ragazzi da un punto di vista emotivo.
Per informazioni e approfondimenti puoi contattarmi:
Dott.ssa Paola Telesforo
Psicologa dello Sviluppo, del Benessere e dell’Educazione
349/7464139
Contatti:http://www.paolatelesforo.it/contatti/

BIOENERGETICA

BIOENERGETICA

La bioenergetica è una tecnica terapeutica che si propone di aiutare l’individuo a tornare ad essere con il proprio corpo e goderne la vita con quanta pienezza possibile.

Questo tipo di approccio parte dalle funzioni basilari dell’individuo, come respirare, muoversi, sentire ed esprimere se stessi.      

Una persona che non respira a fondo riduce la vita del corpo. Se non si muove liberamente limita la vita del corpo. Se  non sente pienamente restringe la vita del corpo. E se reprime la propria autoespressione, limita la vita del corpo.

Queste restrizioni alla nostra vita non ce le imponiamo volontariamente: si sviluppano come strumenti di sopravvivenza in un ambiente e in una cultura che negano i valori del corpo. Tuttavia non contestando queste restrizioni le accettiamo e così tradiamo il nostro corpo.

Le persone sono, in genere, poco consapevoli di tali limiti autoimposti, che diventano parte del loro modo abituale di essere al mondo. In realtà molto spesso si vive con un budget di energie e di sensazioni limitato.

 

La bioenergetica si propone l’obiettivo di aiutare le persone a riconquistare la loro natura primaria: la condizione di libertà, lo stato di grazia e la qualità della bellezza. Questi rappresentano gli indici di un corpo sani e, perciò, di una mente sana.

La natura primaria di tutti gli esseri umani è di essere aperti alla vita e all’amore. Nella nostra cultura l’atteggiamento di difesa, la corazza, la diffidenza e la chiusura sono diventati una seconda natura.

Sono i mezzi che si adottano per proteggersi dalle offese, ma quando diventano parte del proprio carattere o strutturati nella personalità procurano danni ancora maggiori di quelle offese da cui si cerca protezione.

Per liberarsi da tali difese bisogna capirle ed elaborarle in modo accurato.

 

 

La bioenergetica è l’avventura della scoperta di se stessi.

Differisce da forme analoghe di esplorazione della propria natura perché cerca di capire la personalità umana dal punto di vista del corpo, riconoscendo che ciò che succede nel corpo influenza necessariamente la mente.

Ogni tipo di attività richiede e impiega energia: dal battito cardiaco, al camminare, parlare, lavorare.

Una persona si esprime nelle azioni e nei movimenti, quando l’espressione di sé è libera e adeguata, viene scaricata una certa quantità di energia e questo procura un senso di soddisfazione e di piacere.

A sua volta questo piacere stimola nell’organismo una maggiore attività metabolica, che si riflette in una respirazione più profonda e piena. Limitando il diritto ad esprimersi si limitano le possibilità di provare piacere e di vivere in modo creativo.

Per la stessa ragione se, se la capacità di una persona di esprimere se stessa, le sue idee e sensazioni è ridotta da forze interne (inibizioni o tensioni muscolari croniche), la sua capacità di provare piacere è ridotta. In questo caso è necessario liberare le vie di autoespressione, che sono il movimento, la voce e gli occhi.

 

 

 

 

Tratto da “Bioenergetica” di Alexander Lowen