Self talk o dialogo interiore: l’arte di parlare a se stessi.

self talk

Il self talk è il dialogo interiore: la conversazione con noi stessi inizia nelle primissime fasi di sviluppo per poi accompagnarci per tutta la vita.

Vi è mai capitato di osservare un bambino di 4-5 anni giocare? Molto spesso parla da solo, commenta situazioni, inventa dialoghi, e questo è del tutto normale.

Vygotskij, uno dei principali studiosi della psicologia dello sviluppo, affermava : ” i bambini non solo parlano di ciò che stanno facendo, ma risolvono i loro problemi pratici con l’aiuto del linguaggio così come usano gli occhi e le mani”.

Non si tratta soltanto di immaginazione, il dialogo tra sé e sé aiuta il bambino a prendere delle decisioni, stimola lo sviluppo cognitivo ed emotivo.

Solitamente, questa forma di dialogo con noi stessi non sparisce in età adulta, ma cambia forma.

Questo significa che non parliamo più ad alta voce (con le dovute eccezioni!) con noi stessi, ma continuiamo a farlo interiormente.

Il dialogo interno o “self talk” è uno strumento potente.

Il modo in cui parliamo a noi stessi, le parole che usiamo, influenzano il nostro modo di percepirci. Questo, ovviamente, vale sia in positivo che in negativo.

self talk o auto-sabotaggio?

L’ autocritica può essere uno strumento distruttivo, trasformandoci nei peggiori nemici di noi stessi e, soprattutto, influenzando il nostro modo di relazionarci agli altri.

Costruire un dialogo con se stessi utilizzando termini e aggettivi negativi (“sono proprio una stupida!”, “non valgo nulla”, “sbaglio sempre tutto!”) a lungo andare condizionerà il nostro atteggiamento verso il mondo esterno e il nostro modo di affrontare la vita.

Questo significa che anche la nostra autostima è influenzata dal dialogo con noi stessi, prima ne diventiamo consapevoli e prima riusciremo a trarne dei benefici.

C’è chi fin dall’infanzia ha ricevuto sufficiente fiducia nella vita e in se stesso, è stato cresciuto con parole che gli hanno trasmesso forza e sicurezza.

I tuoi genitori possono farti sentire accettato e amato in modo incondizionato, nonostante tu possa commettere degli errori: “hai sbagliato, non sei sbagliato”.

C’è chi, invece, da bambino è stato sminuito e svalorizzato, o approvato solo se raggiungeva determinati standard, per cui farà più fatica a trovare le parole giuste per parlare a se stesso.

Ma è fondamentale che le trovi. Da questo può dipendere la sua felicità.

Il self talk positivo può essere raggiunto attraverso l’allenamento, fai una prova e immagina di essere il tuo personal coach.

Diventa il tuo personal coach

Siamo alla gara del tuo migliore atleta e devi fare di tutto per incoraggiarlo e guidarlo verso la vittoria. Quali parole useresti per farlo?

Quale tono di voce useresti? Sperimentati ad utilizzarlo con te stesso.

Sarebbe semplice per me dirti di allenare il self talk utilizzando queste regole:

  • togli il “non” dalle espressioni che usi verso di te ( non mollare/forza!);
  • sostituisci i pensieri disfunzionali con pensieri positivi (non posso farcela/ce la farò);
  • trasforma “devo” in “voglio” per non cadere nell’ansia da prestazione;
  • usa frasi semplici e dirette

Ma la verità è che il modo con cui parliamo a noi stessi deve essere personalizzato sulla base della nostra storia e del nostro vocabolario emotivo: solo tu puoi sapere quali sono le parole giuste per darti la forza.

“è come se ognuno narrasse una storia su di sé nella propria testa. Sempre. Tutto il tempo. Quella storia ti rende ciò che sei. Noi ci modelliamo attorno a quella storia

P. Rothfuss

Se vuoi approfondire le caratteristiche del self talk/dialogo interiore puoi contattarmi:

http://www.paolatelesforo.it/contatti/

Dott.ssa Paola Telesforo

La Psicoterapia Umanistica: esprimi il tuo potenziale!

L’idea centrale della Psicoterapia Umanistica è che l’essere umano ha come obiettivo quello di autorealizzarsi (nelle relazioni, nel lavoro, nelle proprie passioni) e di raggiungere i propri scopi personali partendo dall’unicità del suo modo di essere. In che modo la Psicoterapia Umanistica ti permette di esprimere il tuo potenziale?

Parti da ciò che ti piace fare.

Autorealizzarsi significa divenire tutto ciò di cui si è capaci, ovvero di esprimere il proprio potenziale, ognuno in modo diverso, senza giudizi e pregiudizi.

scelta

A. H. Maslow, conosciuto per la sua teoria sulla gerarchia dei bisogni, è considerato uno dei padri fondatori della psicologia umanistica, fondata sulla soddisfazione dei propri bisogni e sull’espressione delle proprie potenzialità.

Secondo Maslow la psicologia del tempo (1950) era eccessivamente focalizzata sulle angosce e sulle debolezze umane.

La patologia, dunque, era vista come una forma di paralisi, un blocco mentale, rispetto al fare e al realizzare.

Lo psicologo umanista ritiene che la persona sana si dirige attivamente verso realizzazioni soddisfacenti, l’obiettivo principale dell’uomo consiste nel realizzare le proprie potenzialità originarie e scoprire il senso della propria individualità.

Un individuo che trascura se stesso e la propria vita, mancando di sviluppare le proprie qualità, viene meno al processo di individuazione, e questo può essere visto come un Tradimento del Sé.

Divenire tutto ciò che si è capaci di divenire è la base da cui partire per raggiungere una condizione di benessere psicologico. Ognuno è portato a farlo in modo diverso e unico, senza schemi predefiniti.

Uno dei ruoli principali di questo processo è assegnato alla creatività, intesa come l’espressione della libertà dell’uomo.

Esprimere la propria creatività è possibile, sono necessari alcuni presupposti:

  • Libertà dal pregiudizio
  • Mancanza di stereotipi
  • Sguardo aperto all’esperienza
  • Apertura all’inconscio
“Siamo stati creati per creare”

La Psicoterapia Umanistica per esprimere il tuo potenziale ti aiuta a raggiungere una maggiore consapevolezza delle tue risorse e capacità.

Per maggiori informazioni puoi contattarmi.

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Overthinking: se pensare troppo diventa un problema

Overthinking significa letteralmente “pensare troppo”. Una mente affollata dai pensieri, occupata e pre-occupata, non è una mente felice, anzi!

Overthinking

Quante volte ci capita di pensare e ripensare alle stesse cose senza mai giungere ad una conclusione? Questo processo rende pesanti le giornate e non permette di vivere neanche i momenti piacevoli.

La conseguenza è che restiamo immobili, non riusciamo a prendere alcuna decisione, pur continuando ad analizzare nei minimi dettagli una situazione.

La mente è uno strumento, ma anche un paesaggio interiore, attraversato dai pensieri. Immaginiamo una situazione tipica: siamo a lavoro, stiamo svolgendo un’attività, oppure stiamo seguendo un corso o leggendo un libro, tutte attività che richiedono la nostra attenzione, la nostra presenza.

Riusciamo ad immergerci completamente in quello che stiamo facendo? A dargli la nostra concentrazione? Molto probabilmente no.

Questo succede perché la nostra mente, inevitabilmente, vaga verso ciò che in quel momento ci preoccupa o ci attiva da un punto di vista emotivo: un ricordo, un progetto, una situazione da risolvere. L’ aspetto fondamentale è che non si tratta di una cosa che possiamo concretamente risolvere in quel momento, riguarda il passato o il futuro. Non è qualcosa che riguarda il momento presente.

Tu sei lì, con il tuo corpo, cerchi di concentrarti per portare a termine quell’attività, ma la tua mente non è lì con te, è totalmente immersa nei pensieri. E più si pensa più aumentano i dubbi, le insicurezze. Tutto questo genera un senso di confusione e, a volte, di impotenza.

Le emozioni che, generalmente, si ricollegano a questo processo sono:

  • ansia;
  • frustrazione;
  • nervosismo;
  • tristezza;
  • confusione emotiva (non sapere cosa si prova);

A questo punto l’idea che si fa strada nella nostra testa è: “se risolvessi quella situazione, quel problema, se ottenessi quella cosa, sarei finalmente felice”.

Ti dico una cosa che potrebbe suonare pessimistica, ma in verità è molto realistica: “Non è così!”.

Non è proiettando, continuamente, la tua mente nel futuro o nel passato che sarai felice. Se non metti uno stop a questo meccanismo mentale, si ripeterà per tutte le situazioni che dovrai affrontare.

Il rischio dell’overthinking è che si crea un circolo vizioso, si torna sempre allo stesso punto e questo può dare origine alla ruminazione e ai pensieri ossessivi.

La ruminazione è caratterizzata da:

  • ripetitività dei pensieri;
  • negatività dei pensieri, cioè pensare a cose negative che sono accadute o che potrebbero accadere;
  • incontrollabilità dei pensieri;
  • pesantezza mentale;
  • perdita di energia;
  • sentimenti depressivi/ansiosi.

Questi sintomi danneggiano la nostra vita e possono portare a somatizzazioni (malditesta, gastriti, insonnia, diminuzione dell’appetito o al contrario fame compulsiva).

Possiamo scegliere se continuare a restare prigionieri dei nostri pensieri, oppure se diventare consapevoli di noi stessi, delle nostre emozioni, e accoglierle, senza giudicarci negativamente.

L’ overthinking ha una via d’uscita.

Non cercare scorciatoie irrealizzabili, il primo passo è sempre prenderti cura di te.

Libera la tua mente

L’overthinking crea una spaccatura tra la tua mente, il tuo corpo e le tue emozioni, per ritrovare uno stato di benessere devi tornare a metterli in connessione.

Se sei arrivato a questo punto la tua mente sta risucchiando tutte le tue energie, togliendole al tuo corpo e al tuo stato emotivo. Per farlo è necessario cambiare la lente con cui guardi il mondo, tu non sei quel pensiero, sei molto di più e meriti molto di più.

Il primo passo è: non pensare al peggio! Se ti riconosci in questa situazione accogli la tua confusione mentale come un segnale di allarme che stai inviando a te stesso per dirti che le cose non possono continuare in questo modo.

La parola chiave di questo fenomeno è il controllo: riconosci a te stesso che non puoi controllare tutto, la perfezione non esiste.

Non puoi controllare una relazione che sta naufragando, una situazione lavorativa che ti preoccupa, un ricordo che ti tormenta. Prova ad ammettere che tutte queste cose non sono sotto il tuo potere, puoi affrontarle, ma non puoi controllarle analizzandole fino allo sfinimento.

Smettere di controllare non è facile, spaventa, soprattutto per chi pensa che controllare le situazioni e le relazioni sia l’unico modo per evitare il dolore ma è proprio questa modalità che allontana dal sentire le proprie emozioni e, quindi, dall’essere veramente e pienamente felici.

I pensieri ripetitivi, la tendenza ad analizzare possono portare ad un vero e proprio “sequestro emozionale”: significa restare impigliati in un’emozione, in questo caso può trattarsi di rabbia, tristezza, senso di impotenza, che non ti permettono di sentire nessun’altra emozione e, soprattutto, le emozioni piacevoli.

Essere consapevoli delle proprie emozioni e dei propri pensieri vuol dire imparare a gestirli. Essere in grado di accogliere e regolare le proprie emozioni porta ad agire e ad affrontare le situazioni in modo lucido, senza farsi assalire dai dubbi e dall’analisi ripetitiva di tutte le possibili conseguenze.

Se riprendi contatto con quello che provi realmente, circa una situazione, smetterai di essere assalito da quei pensieri.

Fermarti per seguire ciò che senti, ti permette di accogliere anche le emozioni negative, ti rende più sicuro di te stesso e apre lo sguardo su nuove prospettive.

Se vuoi iniziare un percorso per ritrovare il benessere mentale ed emotivo e prenderti cura di te puoi contattarmi:

Dott.ssa Paola Telesforo

349/7464139

paola.telesforo@gmail.com